martedì 20 settembre 2011

Non possiamo consegnare la Libia alla colonizzazione

Ci tengo ad avvisare che tale scritto è sorto dopo un lungo periodo di domande e di ricerca. In un primo momento le falsità televisive mi avevano condotto in un limbo di confusione, decisi quindi, che piuttosto di schierarmi apertamente con l’ una o l’altra parte, avrei aspettato continuando ad informarmi. Per un certo periodo, devo ammettere però, che le mostruosità raccontateci quotidianamente mi avevano fatto propendere verso una sottile simpatia per i cosiddetti “ribelli”. Ciò che tuttavia non riuscivo a spiegarmi era come leader progressisti e democratici come Chavez, Morales, Correa etc. continuassero a sostenere il governo di Gheddafi. Rispondevo a me stesso che tali prese di posizione fossero dettate principalmente da necessità economiche dei propri paesi. Oggi giorno, invece, mi rendo conto e comprendo tali affermazioni. Ciò che leggerete non rappresenta assolutamente l’ opinione dei Giovani Comunisti Trezzano, ma soltanto la mia personale. Questo testo sorge principalmente da letture e video contenuti in vari media alternativi, dal famigerato “Libro Verde” di Gheddafi,  nonchè da numerosi colloqui e “interviste” realizzate ai gruppi di profughi scappati dalla Libia e ospitati a Trezzano Sul Naviglio e Corsico. Mattia Scolari

 Lo scoppio della guerra civile in Libia è circondato da uno spesso alone di confusione e menzogne. Quotidianamente i media televisivi e le principali testate giornalistiche nazionali, asserviti a importanti gruppi e complessi corporativo-capitalistici, ci bombardano incessantemente con notizie false e volutamente modificate per diffondere, relativamente alla Grande Jamahiriyya Araba Libica Popolare e Socialista e la “guida della rivoluzione” Muammar Gheddafi,  nonchè massima autorità in quel paese, un’ opinione di disprezzo tra la cittadinanza, cercando di convincerla a sostenere la necessità dell’ intervento NATO in quella terra.
 Un’ intervento, a mio parere, imperialista e criminale; mascherato al di sotto della sempre più menzognera definizione di “intervento umanitario”, spesso utilizzata dagli Stati Uniti e dai suoi leccapiedi occidentali e asiatici per giustificare numerosi genocidi e crimini commessi in varie parti del mondo.
La Libia era un paese socialista. Ovviamente non nella definizione marxista-leninistra del termine. La proprietà privata era accettata, ma comunque lo stato deteneva una forte partecipazione e potere in ambito economico, il più delle volte intervenendo per cercare di andare a sistemare e risolvere irregolarità svantaggiose per la popolazione. Mi è stato raccontato di come in ogni città vi fossero funzionari statali, e in alcuni casi Gheddafi stesso, che si recavano a controllare il rispetto delle indicazioni governative relativamente alla vendita di prodotti, per evitare che i commercianti lucrassero sui prezzi. Per chi trasgrediva la pena era la chiusura dell’ attività, motivazione: furto al popolo.
In Libia non esistevano imposte o tasse, entrambe erano vietate, i beni essenziali erano completamente finanziati dallo stato grazie ai prosperosi introiti derivati dalla vendita del petrolio. Sanità ed educazione erano completamente gratuite e di qualità. Per tutti i disoccupati esisteva una sovvenzione mensile di 730 $ che permetteva loro di vivere degnamente. Per chi volesse acquistare una macchina nuova lo stato si faceva carico del 50 % del prezzo (65% per i militari). Il profitto derivato dalla vendita del petrolio veniva utilizzato per aumentare il benessere della popolazione e per irrigare il paese in prevalenza desertico.
Come già detto lo stato vigilava fortemente sui prezzi dei beni di consumo. I ragazzi africani con cui ho parlato relativamente alla Libia, sono tutti concordi nel sostenere che i prezzi fossero fortemente inferiori rispetto quelli italiani, soprattutto per i cibi basilari; questo permetteva che anche chi svolgeva i lavori più umili poteva beneficiare di numerosi beni che in altri paesi sarebbero stati soltanto un sogno. Chiunque di loro, più o meno favorevole al sistema libico e a Gheddafi, afferma come in Libia si vivesse bene e come il benessere fosse generalmente diffuso. Non esistevano casi di mal nutrimento . Tutti possedevano una casa,  lo stato che concedeva crediti ventennali senza interessi per sostenerne l’ acquisto. I lavoratori regolari possedevano numerosi diritti e non erano necessari documenti particolari per potersi inserire nel mercato lavorativo. Chiunque disposto a lavorare era ben accetto nel paese. Mi è stato raccontato di come lo stato finanziasse  con 20.000 $ chiunque volesse intraprendere una qualsiasi attività e di come non facesse distinzioni tra africani ed europei; tutti erano posti sullo stesso livello. In vari hanno affermato di come, in Africa, la Libia fosse ritenuta  “Il paradiso dei lavoratori”.
Il sistema politico libico era organizzato secondo una cosiddetta “democrazia diretta”. Un sistema ben diverso dal nostro che usiamo chiamare generalmente “democrazia”, ma il cui nome comune sarebbe “democrazia rappresentativa”; espressione del pensiero liberale ottocentesco e della classe politica borghese. Pubblico di seguito un brano tratto dal “Libro Verde” che illustra in maniera esauriente il sistema istituzionale libico: “In primo luogo il popolo si divide in congressi popolari di base. Ognuno di questi congressi sceglie la sua Segreteria. Dall’insieme delle Segreterie si formano , in ogni settore, congressi popolari non di base. Poi, l’insieme dei congressi popolari di base sceglie i comitati popolari e amministrativi che sostituiscono l’amministrazione governativa. Da questo si ha che tutti i settori della società vengono diretti tramite comitati popolari. I comitati popolari che dirigono i settori divengono responsabili dinanzi ai congressi popolari di base; questi ultimi dettano ai comitati popolari la politica da seguire e controllano l’esecuzione di tale politica. In questo modo sia l’amministrazione che il controllo di essa diverrebbero popolari  […]Tutti i cittadini che sono membri di questi congressi popolari appartengono, per la loro professione e per le loro funzioni, a varie categorie o settori quali gli operai, i contadini, gli studenti, i commercianti, gli artigiani, gli impiegati, i professionisti. Essi, oltre ad essere cittadini membri, o cittadini aventi funzioni direttive nei congressi popolari di base o nei comitati popolari, devono costituire congressi popolari a loro propri. I problemi discussi nei congressi popolari di base, nei comitati popolari, prendono forma definitiva nel Congresso Generale del Popolo, dove s’incontrano tutti i direttivi dei congressi popolari, dei comitati popolari. Tutto quello che viene deciso nel Congresso Generale del Popolo, che si riunisce una volta all’anno, è riferito ai congressi popolari, ai comitati popolari, per la sua messa in atto da parte dei comitati popolari che sono responsabili dinanzi ai congressi popolari di base. Il Congresso Generale del Popolo non è un gruppo di membri di un partito o di persone fisiche come i parlamenti ma è l’incontro dei congressi popolari di base, dei comitati popolari.”
Come si può intendere da questo testo e come ho potuto verificare nelle mie conversazioni, le decisioni politiche in Libia erano dettate dal popolo riunito in tali istituzioni e non dai partiti, organizzazioni proibite dalla legge. A questo punto si comprende perché Gheddafi avesse affermato più volte di non possedere nessun tipo di potere di indirizzo e decisione politica. Il suo ruolo era quello di guardiano o sorvegliante della rivoluzione.
In Libia non vi era libertà di espressione e in alcuni casi la polizia attuava in maniera autoritaria e oppressiva. Perché ? L’equilibrio del paese è sempre stato molto precario. Fino al 1999 è stata soggetta all’ embargo imposto dagli Stati Uniti oltre che essere costantemente minacciata da possibili attacchi occidentali e infiltrazioni di spie e servizi segreti nemici nel proprio tessuto sociale. Tutto ciò creò un mix fortemente esplosivo e estremamente difficile da gestire, motivo per cui in alcuni casi le libertà personali dei cittadini venivano violate dalle forze dell’ ordine. E’ anche vero che in molti casi, queste ultime, attuassero senza che i piani alti conoscessero i delitti da loro commessi. Mi è stato raccontato un episodio, di cui è stato testimone un ragazzo camerunese, nel quale alcuni poliziotti arrestarono un gruppo di persone provenienti da paesi dell’ africa sub sahariana. Vennero rinchiuse nelle prigioni, malmenate e spogliate dei loro beni. Qualcuno, da dentro le carceri, riuscì a filmare queste violazioni e spedire la registrazione fuori dalle carceri. Vennero mostrate su Al-Jazeera, che accusò Gheddafi di tutto ciò. Quando Gheddafi venne informato di questi reati ordinò di arrestare tutti i poliziotti coinvolti; coloro che furono tenuti prigionieri, invece, vennero risarciti con il triplo di ciò che gli era stato sottratto.
Quando si parla di Gheddafi, generalmente, lo si associa ad una ideologia e attuazione politica fortemente autoritaria e dittatoriale. Ciò che mi è stato raccontato è, invece, ben diverso. Da quando salì al potere cercò di realizzare aperture democratiche nel paese, soprattutto dal punto di vista delle libertà individuali. Ad opporsi strenuamente ad esse, mi è stato detto, furono invece i cosiddetti “ cheibana” cioè gli anziani capi tribù, vicini ad una concezione della società tipicamente islamica e fondamentalista. Furono coloro che si opposero fortemente a progetti come la liberazione della donna dagli schemi tipicamente casalinghi e sottomessi  dell’ islam più ortodosso. Ciò che mi è stato riferito è che, pur non essendo al 100% identica, la condizione della donna in Libia si avvicina molto a quella europea, è quindi ben diversa rispetto a quella di paesi come l’Arabia Saudita dove la popolazione femminile non possiede quasi nessun diritto. Nelle città comandate dalle tribù ribelli, come Bengasi, le donne erano costrette a utilizzare il velo e i loro diritti erano fortemente ridimensionati. Ciò che invece vogliono farci credere i media occidentali è che lo “scatolone di sabbia” fosse un paese islamico e fondamentalista , dove l’ utilizzo della Shari’a fosse all’ ordine del giorno. Non è così, la Libia libera e indipendente dall’ imperialismo era un paese musulmano moderato, dove alcune pratiche “occidentali” come l’ abbordaggio di fanciulle oppure l’ ebrezza erano fortemente proibite ma senza nessuna conseguenza violenta per il trasgressore.
“Non credere alle menzogne dei ribelli”, “Non credere alle menzogne di Sarkozy e degli americani”, “L’ America è il diavolo”, sono queste le esortazioni che ho maggiormente ricevuto durante i miei colloqui. Mentre i ribelli vengono dipinti come assetati di libertà e democrazia (pur avendo rispolverato per l’ occasione l’ antica bandiera monarchica, elemento che stona  alquanto con tali rivendicazioni) non viene assolutamente raccontato come questi stiano realizzando incarcerazioni, massacri, torture e stupri sulla popolazione civile. La stessa Amnesty International lo ha dovuto affermare nel proprio rapporto sulla situazione in Libia. Come settori di Al Quaeda e frange islamiche ortodosse riempiano le fila dei cosiddetti “rivoluzionari”, tra cui numerosi libici fuggiti dal paese perché in contrasto con la visione moderata del governo.
Si è sviluppata, soprattutto, quella che è diventata una caccia agli africani con la pelle molto scura, accusati dai ribelli di essere tutti mercenari di Gheddafi. Un ragazzo camerunese ospitato a Corsico, mi ha raccontato di come alcuni suoi amici imbianchini sono stati sgozzati dai ribelli perché troppo scuri e quindi mercenari di Gheddafi! Continua inoltre il ritrovamento di fosse comuni da parte della croce rossa nei pressi di Tripoli, sorte dopo che la città è caduta in mano agli insorti: 125 corpi sparsi in 12 postazioni differenti della città. Si diffondono inoltre i campi profughi al di fuori delle principali città libiche dove vengono ospitati gli africani sub sahariani minacciati dalla caccia all’ uomo organizzata dai ribelli.

La distruzione completa della Libia è in atto. Le cause di questa guerra sono molteplici, difficili da identificare pienamente e comunque, da ricercare nei vari anni succedutisi dalla rivoluzione che portò alla nascita della Jamahiriyya sino ad oggi. Si possono però tranquillamente affermare questi punti:
1)      La guerra in Libia non nasce da manifestazioni popolari come in Egitto o Tunisia, ma bensì da manifestazioni organizzate da parenti di presi politici per le rivolte del 2006 (scoppiate a Bengasi, organizzate da fondamentalisti islamici e sedate con l’ aiuto dell’ occidente), queste furono fortemente represse , solo due giorni dopo iniziarono attacchi militari realizzati da armate vere e proprie, formate dalle tribù dell’ est avversarie di Gheddafi e antiche sostenitrici della monarchia di re Idris I.
2)      Gheddafi aveva sconfitto i ribelli, per questo la NATO ha deciso di intervenire di fronte ad una situazione catastrofica per i suoi interessi, quando il presidente venezuelano Hugo Chavez si proponeva come mediatore per poter risolvere in maniera pacifica la situazione.
3)      Pur essendo il suo un regime autoritario Gheddafi continua ad avere un forte appoggio popolare, la resistenza esiste. Le morti, la paura e le fughe hanno però fortemente indebolito questo fronte. Con la presa delle città da parte dei ribelli in molti hanno dovuto rinnegare la propria appartenenza socialista per non essere uccisi.
4)      Gheddafi sta cadendo anche a causa dell’ abbandono ricevuto da alte cariche del vecchio stato e alti gradi dell’ esercito che, per convenienza, hanno preferito allearsi con gli insorti. Basti pensare che il “governo provvisorio” istaurato dai ribelli è comandato da Mustafà Abdul Jalil, ex ministro della giustizia libica e accusato da Amnesty International di essere il colpevole di numerose violazioni dei diritti umani nel paese arabo.
5)      I ribelli libici provengono dalle tribù dell’ est. Secondo Wikileaks queste regioni erano le prime esportatrici di martiri jihadisti in Iraq. La stessa CIA ha segnalato in vari rapporti la presenza di pericolosi estremisti islamici fra i ribelli, soprattutto di personaggi preminenti e di una certa importanza, che potrebbero imporsi e prendere il potere alla caduta di Gheddafi  instaurando uno stato islamico fondamentalista.
6)      La guerra in Libia non è assolutamente una guerra del popolo contro Gheddafi, ma bensì dell’ occidente contro il leader arabo, ecco la lista delle potenze involucrate in essa e il loro dispiegamento di forze : Belgio: 170 militari, 6 aerei. Bulgaria: 160 militari. Canada: 560 militari, 11 aerei. Danimarca: 120 militari, 4 aerei. Francia: 800 militari, 29 aerei. Italia: 12 aerei;. Giordania: 30 militari, 12 aerei. Olanda: 200 militari, 7 aerei. Norvegia: 140 militari, 6 aerei. Qatar: 60 militari, 8 aerei. Romania: 205 militari. Spagna: 500 militari, 7 aerei. Svizzera: 120 militari, 8 aerei. Emirati Arabi Uniti: 35 militari, 12 aerei. Gran Bretagna: 1300 militari; 28 aerei. USA: 8.507 militari; 153 aerei. TOTALE: 12.909 militari; 309 aerei.
7)      Il petrolio libico ha giocato un forte ruolo nello scoppio degli scontri. Immaginatevi la Libia senza di esso. Chi sarebbe intervenuto? Gheddafi ha realizzato il peggior affronto che potesse essere rivolto all’ occidente e soprattutto agli Stati Uniti: cercare di realizzare una forte unione degli stati africani (sul modello dell’ Unione Europea) che sapesse sostituire il dollaro con una moneta africana nella realizzazione degli scambi economico commerciali tra paesi; ciò avrebbe impedito agli Stati Uniti di continuare a monitorare, influenzare e gestire l’ economia di quei paesi.

E’ ovviamente difficile immaginarsi un leader di tale peso nel nostro paese. La mentalità “democratica” europea è molto distante da queste forme di governo e il più delle volte accusa frettolosamente di essere dittature oppressive quei sistemi politici che non conosce e non comprende appieno. Ovviamente, non si può non riconoscere un certo autoritarismo nella forma di governare e decidere le sorti della nazione della “Guida della Rivoluzione” libica. Tutto ciò, però, giustifica il massacro e le violenze che si stanno commettendo in Libia?

Mattia Scolari

1 commento:

  1. Complimenti Mattia. Ormai viviamo in un'epoca da pensiero unico. Questa è l'ennesima guerra utile all'esportazione del modello occidentale. Non possiamo però considerare Gheddafi un modello (nell'artico in effetti non lo fai). Pensiamo a cosa ha fatto ai migranti pronti a partire per l'Italia pur di aiutare l'amico berlusconi.
    Rimango dell'idea che la "nuova Libia" rischia di non essere meglio di quella "vecchia".
    ciao e complimenti ancora
    Christian

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